San Pio V - Antonio Michele Ghisleri (1504 –1572)
Domenicano, già nominato da Paolo IV Grande Inquisitore, arrivò come un flagello nella Roma papalina e gaudente di fine ‘500. Severo e intransigente, quasi più con se stesso che con gli altri, fustigare dei costumi e della corruzione, rappresentò il frutto del Concilio di Trento.
La sua elezione, avvenuta nel 1566, fece tremare la curia, niente festeggiamenti e sontuosi banchetti per solennizzare l’evento, ma il denaro delle cerimonie distribuito ai bisognosi. Addio dunque alle gozzoviglie d’ogni tipo e alle cariche onorifiche, regalate a nipoti ed intrallazzatori, per trasformare la gaudente Roma in una specie di convento di clausura, con scomuniche e roghi sempre accesi.
Questo Papa, che dormiva pochissimo e mangiava solo povere cose, curiosamente si ritrovò come capo della sua cucina il più grande cuoco del ‘500:
Bartolomeo Scappi.
Pio V, al quale imputarono un unico peccato di gola, il latte d’asina ritenuto all’epoca la panacea per il “mal della pietra” (calcoli renali di cui poi morirà), non sappiamo se apprezzò lo Scappi in tutta la sua grandezza, o la ritenne l’ultimo sussulto pagano e godereccio di un’epoca al tramonto.
Ma uno chef di tale rango, che nella prefazione della sua “Opera” fra le credenziali presenta anche quella di “Cuoco Segreto di Sua Santità Papa Pio V”, per lo stomaco papale quale ricetta avrebbe potuto preparare? Lo Scappi, in grado di imbandire qualsiasi tipo di menù, sia per gli importanti personaggi che per gli “infermi” (a cui dedica il libro VI del suo trattato), potrebbe aver elaborato per Pio V la minestrina di prezzemolo ed erbette passata alla storia come “Brodo Apostolorum”, dove si mescolano ad arte nutrimento e santità.
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