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Paolo II ghiotto di meloni


Paolo II (1417-1471)
Paolo II (1417-1471)
Rampollo di nobile famiglia veneziana, amante della cultura e della buona cucina, è stato il Papa che introdusse la “stampa” a Roma. Resse la Curia con mano dura, ma fu temperante con il popolo, edificando granai e macelli, e saziandolo di pane e divertimenti.
Storica la sua proclamazione solenne dell’apertura del nuovo Carnevale del 1468.
Alla plebe, accorsa in massa sotto il balcone della dimora papale di Palazzo San Marco, vennero gettate delle monete direttamente dalle mani del Pontefice.
Furono poi organizzate sfilate di carri allegorici, alberi della cuccagna, e una corsa fra i tredici rioni dell’Urbe rappresentati da possenti giovanotti e bianchi tori incoronati di fiori.
Per strada il popolino si abbuffava di pane e pecorino annaffiato con boccali di vino; nelle osterie chi aveva in tasca qualche baiocco gustava piatti fumanti di trippa; nella sala grande di Palazzo San Marco, nobili e alti prelati banchettavano con menù ricchi di ogni vivanda, dal biancomangiare ai capretti arrosto e siccome i commensali riuscivano a consumare solamente la metà delle portate, i resti venivano lanciati sul popolo che si ammazzava per prendere un brandello del saporoso cibo papale.
A proposito del termine “sapore”, dobbiamo segnalare che proprio nei trattati culinari dell’epoca si decodificò nelle sue diverse sfumature: acuto, agro, agretto, aspro, speziato etc.
Paolo II, che amava gestire direttamente il potere, si fece molti nemici e la sua fine arrivò in modo strano e misterioso. Racconta il Platina, divenuto suo grande nemico, che il Papa “la notte precedente che egli lasciò la vita, due ben grandi meloni si mangiò” e per giunta avvelenati. Pare invece, secondo un’altra leggenda sussurrata dal popolo, che Paolo II sia morto di un colpo apoplettico seguito ad indigestione.
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