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Giacomo Casanova ghiotto gourmet


Avventuriero e scrittore veneziano. Frequentò le corti europee sotto varie vesti, lasciando nelle famose Memorie, scritte durante gli ultimi anni della sua vita, un vivace quadro dei costumi e degli intrighi dell’epoca.
Casanova nacque da una famiglia di attori e fu avviato alla carriera ecclesiastica, ma all’età di sedici anni venne espulso dal seminario per cattiva condotta. Successivamente, svolse le più disparate occupazioni: segretario di un cardinale romano, soldato nell’esercito veneziano, predicatore, alchimista, baro, violinista e spia, spesso coinvolto in intrighi a sfondo politico e sessuale.
Nel 1755 le autorità veneziane, sospettando che appartenesse alla massoneria, ne ordinarono l’arresto con l’accusa di empietà e di magia; incarcerato nella prigione dei Piombi organizzò un’evasione rimasta celebre, che narrò nella “Storia della mia fuga” (1788).
Quindi viaggiò attraverso l’Europa, guadagnandosi la fiducia o l’amicizia di eminenti personalità e una reputazione di grande amatore. Fu un favorito alla corte del re di Francia Luigi XV e fu amante della marchesa di Pompadour. Nel 1782 si ritirò nel castello del conte di Waldstein, in Boemia, dove ricoprì le mansioni di bibliotecario e scrisse le celebri Mémoires, pubblicate postume, che narrano le sue avventure e le numerose relazioni sentimentali.
Giacomo Casanova è stato ritenuto il più grande seduttore di tutti i tempi, e ancor oggi nella lingua italiana il termine “Casanova” è sinonimo di "rubacuori”. Molto amò le donne, e pare che le sue armi "segrete" fossero la pasta, le cipolle, la carne di piccione, la cioccolata e le ostriche, delle quali fu smodatamente ghiotto.

Durante le sue "disavventure a Chioggia", Giacomo Casanova si imbatte in una singolare accademia gastronomico-letteraria dei maccheroni. Lo racconta in una pagina delle sue Memorie. 

"Vidi un Caffè e vi entrai. E subito un giovane dottore in diritto con il quale avevo studiato a Padova venne ad abbracciarmi; poi mi presentò un farmacista che aveva la farmacia lì accanto e mi disse che presso di lui si riunivano tutte le persone colte del paese. Poco dopo sopraggiunse un grosso frate domenicano, orbo d'un occhio, che avevo conosciuto a Venezia e che si chiamava Corsini, il quale mi colmò di cortesie. Mi disse che arrivavo proprio in buon punto per assistere al picnic che gli accademici maccheronici avrebbero fatto l'indomani dopo una riunione dell'accademia, nel corso della quale ciascun membro avrebbe recitato un brano di sua composizione. Mi fece promettere che avrei partecipato alla seduta e che avrei onorato l'assemblea recitando qualcosa di mio. Accettai e, dopo aver letto dieci stanze composte per l'occasione, fui nominato membro per acclamazione. Fui ancor più brillante a tavola che alla riunione, e mangiai tanti maccheroni che mi giudicarono degno di essere proclamato principe." 

Concludiamo con queste righe riprese ancora dalle sue Memorie:
“Mi piacquero i piatti raffinati, il pasticcio di maccheroni, fatto da un buon cuoco napoletano….. il merluzzo di Terranuova ben mantecato, la selvaggina sfrollata a puntino e i bei formaggi burrosi.”

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