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Donatello e la frittata del crocefisso


Donato de’ Bardi detto Donatello, giovanissimo fu messo dal padre a bottega da un’orefice, iniziando così l’apprendimento di quell’arte, che lo avrebbe portato a diventare uno tra i più grandi scultori della storia. Allievo del Ghiberti, oppose alla tradizione gotica una scelta realistica, concorrendo con Brunelleschi e Masaccio al rinnovamento dell’arte fiorentina e diventando modello di cultura rinascimentale.
Da “Le Vite” del Vasari vogliamo proporvi una curiosa vicenda artistico gastronomica che vide protagonisti Donatelo e Brunelleschi.
Donatello, dopo aver realizzato con straordinaria fatica un crocefisso in legno per la chiesa di Santo Croce, parendogli di avere fatto una cosa rarissima la mostrò al suo amico Filippo per averne un parere.
Il Brunelleschi, aspettandosi un capolavoro, come lo vide sorrise e rispose: “che gli pareva che egli avesse messo in croce un contadino e non un corpo simile a Gesù Cristo…”.
Donatello, deluso da quel giudizio, esclamò impermalito:
“Se così facile fusse fare come giudicare il mio Cristo ti parrebbe Cristo, e non un contadino: però piglia del legno e pruova a farne uno ancor tu”.
Filippo tornato a casa, mise mano segretamente ad un crocefisso, e quando ebbe finito l’opera, quattro mesi più tardi, invitò Donatello a desinare a casa sua.
Mentre si avviavano a mangiare, dopo aver comprato alcune cose al mercato, Brunelleschi disse all’amico, ponendogli nel grembiule uova, formaggio e altre libagioni: “aviati con queste cose a casa, e lì aspettami, che io ne vengo or ora”.
Donatello, entrando nell’abitazione, vide il crocefisso di Filippo.
Era così perfetto che per lo stupore aprì le mani facendo cadere tutte le libagiani dal grembiule.
Brunelleschi, appena arrivato, assistendo alla scena esclamò: “Che disegno è il tuo, Donato? Che desinaremo noi avendo tu versato ogni cosa?” Donatello mormorò: “Io per me ho per istamani avuta la parte mia, se tu vuoi la tua, pigliatela. Ma non più, a te è conceduto fare i Cristi, et a me i contadini”
Dalla storia di una particolare frittata ripresa dal Vasari, a ciò che Pellegrino Artusi consigliava per realizzarne una gastronomica:
“Chi è che non sa far frittate? E chi è nel mondo, che in vita sua non abbia fatto una qualunque frittata?…
Le uova per le frittate non è bene frullarle troppo: disfatele in una scodella con la forchetta e al momento in cui vedrete le chiare sciolte e immedesimate col tuorlo, smettete.”
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