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Categoria: cibi tradizionali

Storia panzanella


Quest’umile e semplice piatto del recupero, tipico dell'Italia centrale, ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro. Una ricetta simile doveva essere il “pan lavato” di cui parla già il Boccaccio

Molti attribuiscono la nascita della panzanella, all’usanza contadina di bagnare il pane vecchio e secco per mescolarlo con le verdure disponibili nell’orto. Un’altra scuola di pensiero sostiene invece che la panzanella nasca a bordo delle barche da pesca, dove i marinai preparavano un veloce pasto bagnando con acqua di mare del pane duro e qualche ortaggio. 

Anche l'origine del termine è incerta. Secondo alcuni, deriverebbe dalle parole pane e zanella (conchino, piatto fondo o zuppiera), per altri dal nome “panzana” che in origine voleva dire pappa.

Agnolo Bronzino, pittore che operò alla corte de’ Medici nel '500, così canta le lodi di questo piatto:

“Chi vuol trapassar sopra le stelle

en’tinga il pane e mangi a tirapelle

un’insalata di cipolla trita

colla porcellanetta e citriuoli

vince ogni altro piacer di questa vita

considerate un po’ s’aggiungessi

bassilico e ruchetta”.

La preparazione di questa ricetta che appartiene alla cucina del recupero varia da regione a regione, da luogo a luogo e addirittura di famiglia in famiglia.

Oltre a pane raffermo, cipolla, basilico, cetriolo, pomodoro, olio d'oliva, aceto e sale, ci possiamo trovare anche tonno e uovo. In Toscana e Lazio il pane viene lasciato a bagno in acqua, poi strizzato, spezzettato e mescolato ai restanti elementi; in Umbria e nelle Marche le fette di pane sono bagnate ma non sbriciolate e gli altri ingredienti messi sopra come si trattasse di una bruschetta.

 

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