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Testo a cura di Roberto Campagna. Sociologo e giornalista, ha pubblicato una quindicina di libri: saggi sul lavoro e sulle professioni, racconti di storie popolari, opere di narrativa per ragazzi e testi sul cibo. E’ responsabile della pagina di enogastronomia del quotidiano Il Territorio (LT) e direttore della rivista I Lepini.
Di solito la servono con il tradizionale sugo di salsicce e spuntature di maiale. Ma a Sermoneta (Lt) la polenta viene anche condita con i broccoletti, i fagioli e la ricotta. Sì, pure con la ricotta. Un piatto, questo, che appartiene alla cucina dei pastori Monti Lepini. Non ci vuole una particolare abilità per prepararla: una volta cotta, la polenta viene stesa su una spianatora (tavola di faggio) e coperta, poi, con un strato di ricotta schiacciata e ammorbidita con un po’ d’acqua calda. Facile anche la preparazione della polenta con i fagioli: prima di tirarla fuori dal paiolo di rame, si aggiungono i legumi lessati ed insaporiti con olio e sale. Per rendere più completo, o meglio, più calorico il piatto, in passato, c’era chi aggiungeva ai fagioli qualche cotica di maiale. Una volta cotta, si stende, si taglia a quadrati e si consuma un po’ fredda con le mani. I pezzi che avanzano vengono abbrustoliti il giorno dopo sulla brace. Fumante, invece, deve essere mangiata quella con i broccoletti, un ecotipo di rapa locale che si coltiva lungo la fascia pedemontana dei Lepini.
La polenta è la regina della gastronomia di Sermoneta. Da parecchi anni gli vengono dedicate una sagra e cinque feste (una per ogni borgo del comune). Si dice che a portarla a Sermoneta, nel 1504, fu Guglielmo Caetani, quando tornò dopo l’esilio di cinque anni al quale fu costretto da papa Alessandro VI. Arrivò con un sacchetto pieno di semi chiamati “mahiz” e li fece seminare sui suoi terreni. I raccolti furono davvero abbondanti. E se all’inizio utilizzò la farina di granoturco nella preparazione di una pietanza per i prigionieri del suo castello, in seguito la polenta diventò il principale piatto dei poveri e dei pastori della zona e di quelli che, durante i mesi estivi, scendevano dall’Alto Lazio e dall’Abruzzo alla ricerca di pascoli abbondanti. A questi pastori e alla popolazione sermonetana, il giorno della festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, veniva offerto un piatto di polenta condita con sugo di carne di maiale. Questa antica usanza ancora resiste e in occasione, appunto, delle festa di Sant’Antonio Abate, si tiene la sagra della polenta. Quella di Sermoneta è una polenta preparata con farina fresca, dal colore giallo acceso, ed ha un profumo fragrante e un gusto leggermente dolciastro.
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