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Barroccio e Carro agricolo




Erano dei mezzi di trasporto fatti di solito in legno di quercia, perché forte, di facile reperimento e resistente all’acqua. Esempio d’una economia elementare che doveva sempre ottenere il massimo utilizzando il minimo.
Questi erano i “tir” dell’economia agricola: ampio pianale, due stanghe o un timone singolo dove s’innestava il giogo, variamente decorati, montati su due grandi ruote, e trainati da un mulo o un cavallo.
A parte l'impostazione tecnica, la differenza più sostanziale fra carro agricolo e barroccio era legata al loro impiego: il primo faceva parte dei mezzi a disposizione della famiglia contadina per la conduzione del podere, il secondo era di proprietà del barrocciaio, “piccolo imprenditore” dalla vita disagiata e solitaria, condotta giorno e notte lungo le strade. Al barroccio era spesso aggiogato un forte cavallo, in grado di percorrere tutte le strade di grande comunicazione. Il peso ben bilanciato permetteva di portare carichi considerevoli, ma nelle salite particolarmente ripide, era previsto il servizio di trapelo, ossia una o due bestie che, pagando il relativo noleggio, venivano affiancate al barroccio in modo da aiutare il cavallo a raggiungere il passo. I servizi offerti dal barrocciaio consistevano nel recapito d’oggetti o d’informazioni, frequentemente questa figura aveva una donna per ogni località che toccava. Caratteristico era il suo canto, col quale si faceva compagnia nei lunghi viaggi. L’alimentazione del barrocciaio, di classe sociale umile, era soprattutto fatta di pane raffermo, formaggi e carne salata, ma non di rado riceveva una zuppa calda dalle famiglie presso le quali faceva recapiti.
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