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Stoviglie in metalli preziosi


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Natura morta - A.F. Desportes (1739-42)
Natura morta - A.F. Desportes (1739-42)

I popoli del passato apprezzavano molto i metalli preziosi, sia per l’effetto scintillante e lussuoso che donavano alla tavola, che per il senso di nitore conferito al cibo.
Sulle tavole imperiali dell’antica Roma, quale simbolo di splendore e purezze incorruttibile, facevano bella mostra di se vasi e piatti in argento o oro.
Durante il Medioevo l’esegesi biblica assegnò a ciascuno di questi materiali un proprio significato.
L’argento identificava per splendore e suono la divina eloquenza; l’oro era l’emblema dell’eccellenza sia spirituale che temporale di Cristo.
Nel Rinascimento l’argenteria contribuì ad amplificare il senso di prestigio di un banchetto, e Platina sosteneva che il vasellame prezioso tenuto pulito e lucido conferiva alla tavola una “sontuosa lindura che incoraggiava l’appetito”.
Sotto il regno di Francesco I l’oro e l’argento trasportati dal Nuovo Mondo si riversarono in grandi quantità in Europa. Con il ‘600 piatti, vassoi, candelieri e mobili in metalli preziosi divennero indispensabili per la scenografia dei banchetti barocchi.
La creatività e l’arte produttiva d’artigiani e cesellatori ebbe il suo apice nel ‘700, quando l’argenteria si affermò come vero simbolo di distinzione aristocratica.
Nel secolo seguente vasellame e posate preziose trasferirono il loro status anche sulle tavole dell’opulenta borghesia.
Significato
Pulizia, ricchezza, riferimento all’Eucarestia.
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