NOTIZIE a.prodotti tradizionali italiani


Categoria: a.prodotti tradizionali italiani

Sedano nero di Trevi




Il sedano nero di Trevi viene coltivato nella striscia di terra compresa tra la strada Flaminia ed il fiume Clitunno, detta “le canapine”, un tempo adibita alla coltivazione della canapa. Fino a pochi decenni addietro il sedano nero godeva di grande rinomanza, grazie anche alle vicine Fonti, celebrate da Carducci, Byron e Goethe che le consideravano tappa irrinunciabile del Grand Tour.

L’aggettivo “nero” deriva dalla caratteristica fisiologica di mantenere le coste verdi fino a maturazione se non sottoposte ad “imbianchimento”. Difficile stabilire con esattezza l’origine della coltivazione di tale ortaggio nella zona di Trevi. Lo sviluppo dell’orticoltura in generale e l’allevamento del sedano in particolare si diffondono grazie alle opere di bonifica realizzate nel XVIII sec. dal Cardinale Lodovico Valenti, Vescovo di Rimini.
Nei secoli scorsi il sedano nero veniva fornito come alimento ai passeggeri delle navi che ai tempi dello Stato Pontificio facevano la rotta da Genova, Livorno, Napoli verso le Americhe, perché oltre a essere un ottimo secondo piatto si conservava a lungo.
Le particolarità del sedano nero, la cui coltura è entrata in crisi dopo la seconda guerra mondiale con l’arrivo del sedano americano, sono la lunghezza, maggiore rispetto ad altre varietà, le coste di colore verde scuro, il fatto di essere completamente privo di fili e profumatissimo.
Se lasciato crescere senza lavorazioni speciali è scuro e solo se viene interrato assume una colorazione più chiara: un sedano dalle coste bianche con un cuore tenero e polposo. Le operazioni effettuate per ottenere il “nero di Trevi” sono rigorose e, da secoli, invariate: la semina avviene ad aprile in fase di luna calante. Tradizionalmente avveniva il Venerdì Santo poiché, secondo i coltivatori del luogo, gli ortaggi seminati in questo periodo crescevano più rapidamente e ritardano la fioritura. Ancora oggi i contadini di Trevi sono gelosissimi dei loro semi e ognuno riproduce i propri dopo averli prelevati ad ogni stagione dalle piante migliori.

Testo consultato Presidi Slow Food

Leggi news Umbria

 


Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria