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Pompia


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La pompia (citrus mostruosa) è un agrume appartenente alla famiglia dei cedri e si presenta nell’aspetto con scorza gialla molto grossa, porosa e bitorzoluta; forma generalmente sferica, leggermente schiacciata; grandezza variabile, oscillatile tra quella di una grossa arancia e quella di un cedro; il frutto vero e proprio all’interno è molto piccolo e di sapore estremamente acre; il profumo, caratteristico, è agrumato.
La pianta è piuttosto grossa e generalmente si carica di molti frutti. Le sue origini sono misteriose, molto probabilmente è un ibrido naturale sviluppatosi da incroci tra agrumi locali (cedri, aranci, limoni) del territorio di Siniscola, area agrumicola sarda che va da Budoni a Orosei.
E’ tra i testi di appassionati di agronomia e botanica di fine Settecento,  che si trova la prima citazione della pompìa. Più o meno negli stessi anni, nel 1760, una statistica redatta per ordine del Viceré registra alcune coltivazioni di pompìa a Milis, nell’Oristanese.
Della pompìa si usa solo la scorza per fare liquori, oppure la parte bianca sotto la scorza per fare le aranzate e una specie di canditi casalinghi: la polpa, e quindi il succo, sono troppo acidi, molto di più del limone.
Impensabile quindi il consumo fresco, a spicchi, o sotto forma di spremute.
Gli alberi di pompìa sono molto rustici e resistenti, raramente si ammalano. Gli agricoltori della zona hanno alberi soprattutto per il consumo famigliare, solo alcuni coltivano veri e propri agrumeti e vendono le pompìe a coloro che realizzano dolci tradizionali. La raccolta è manuale e avviene a partire dalla metà di novembre fino a gennaio.

Testo consultato Presidi Slow Food

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