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La treccola, regina del mercato alimentare


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Testo a cura di Maurizio Tuliani Dottore di Ricerca in Storia Medievale, collabora stabilmente con il Dipartimento di Storia dell’Università di Siena. Ha studiato i temi dell’alimentazione, dell’ospitalità e del viaggio, del commercio e dell’artigianato nel Medioevo.


I termini treccola e treccolo, erano impiegati in epoca medievale per indicare, nel mercato cittadino, le rivenditrici e i rivenditori di un’ampia gamma di generi alimentari: frutta e ortaggi, pollame, uccellagione, selvaggina, prodotti di derivazione animale quali uova, latte e formaggio. Tali figure non vanno però confuse con i venditori diretti che un giorno alla settimana giungevano dal contado per offrire i prodotti da loro coltivati.
Le treccole (la professione era in gran parte esercitata da donne), invece, operavano prevalentemente nel mercato quotidiano ed erano esclusivamente delle commercianti ossia delle rivenditrici al dettaglio.
Sebbene fosse possibile che qualcuna di loro offrisse tutti i tipi di generi alimentari, sembrano delinearsi nettamente almeno due categorie rivenditrici: coloro che erano dedite alla vendita di prodotti ortofrutticoli e coloro che erano dedite alla vendita di pollame, selvaggina e generi di derivazione animale.
Siccome in ambito urbano il consumo di prodotti ortofrutticoli era quello dalle quantità più elevate, il termine treccola tendeva ad identificarsi maggiormente con la figura che rivendeva di questi prodotti. Sui loro banchi troviamo insalate, bietole, spinaci, ma anche il cavolo considerato quasi un piatto completo, abbondante era anche l’offerta di porri, agli e cipolle, così come notevole quella della rapa il cui ruolo in cucina può essere paragonato oggi a quello della patata. Abbondante anche la vendita di frutta soprattutto quella di produzione locale, come mele, melarance pere, uva, fichi, nespole, sorbe, melagrane, ciliege, pesche, prugne, susine, cocomeri, poponi.
Ben distinguibili, anche se in numero minore, erano infine altre treccole che offrivano sui loro banchi animali da cortile come polli, capponi, galline, colombi, piccioni, oche, paperi, selvaggina, in particolare starne, lepri, fagiani, colombi, tordi, merli, cornacchie, fringuelli, oltre ad una vasta scelta di formaggio e uova. Proprio in relazione con la tipologia dei prodotti venduti, in alcune città tali figure vennero indicate anche con il nome di pollaiole.

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