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Storia e proprietà dei mirtilli


Frutto tipico del sottobosco, il mirtillo (Vaccinium Myrtillus) è definito infestante dai botanici (le capre ne vanno ghiotte), ma piace proprio per questa sua natura generosa che offre una produzione sterminata di frutti. I mirtilli non sono “alimenti” da mangiarsi uno a uno, ma a manciate, e non si è soddisfatti che quando la lingua, le labbra e le mani sono diventate di un blu Tuareg.

Sconosciuto nelle civiltà mediterranea antiche, è una creatura delle montagne settentrionali, che entrò a far parte del repertorio medico medievale, quando si scoprirono le sue virtù astringenti, toniche e depurative. Anche i medici del ‘700 lo consigliavano per “moderare l’ardore di una bile infiammata”.

I mirtilli, come le more o i lamponi, sono il miglior pretesto per riunirsi in allegra compagnia e recarsi cantando nei monti. E’ per cosi dire un frutto “sociale”. Nella tradizione estiva della montagna, c’era la “domenica del mirtillo”, giorno dedicato alla frivolezza, quando i giovanotti e le fanciulle muniti di secchielli, dovevano raccogliere i frutti, e invece si dedicavano agli amoreggiamenti e alle danze. Chi raccoglieva i mirtilli erano le madri, che poi li utilizzavano per fare marmellate.

Il  sapore dei frutti è dolce-acidulo, quelli spontanei presentano aroma e acidità più accentuati.

Si distinguono in tre differenti specie: mirtillo nero, rosso e blu. Il mirtillo nero è quello maggiormente ricco di principi salutari. Secondo alcune recenti ricerche queste piccole bacche sarebbero dotate di un enorme quantitativo di sostanze antiossidanti, in grado quindi di prevenire patologie cardiovascolari, proteggere dai tumori e ritardare il naturale processo di invecchiamento.

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