Capitulare de Villis - Carlo Magno

Categoria: letteratura

Carlo Magno, il più grande proprietario terriero dell'Europa del suo tempo, al fine di sfruttare al meglio anche le risorse generate dalle attività agricole e pastorali emanò tra il 770 e l'800 questa famosa ordinanza detta il "Capitulare de villis"

1- Vogliamo che le nostre villae, che abbiamo impiantato perché servano ai nostri bisogni, siano totalmente al nostro servizio e non di altri uomini.

2- Vogliamo che la nostra familia sia ben trattata e non ridotta in miseria da nessuno.

3- Gli iudices si astengano dal porre la nostra familia al proprio servizio, non li obblighino a corvées, a tagliar legna per loro o ad altri lavori né accettino alcun dono da essi, né cavallo, né bue, né maiale, né montone, né maialino da latte, né agnello, né altra cosa a meno che non si tratti di bottiglie, verdura, frutta, polli, uova.

4- Se nella nostra familia qualcuno si rende colpevole nei nostri confronti di furto o trascura i suoi doveri, risarcisca il danno personalmente; per altre colpe sia punito con frustate secondo la legge, a meno che non si tratti di omicidio e incendio, risarcibili con ammenda. Agli altri uomini gli iudices rendano la giustizia a cui hanno diritto in base alla legge; per frodi nei nostri confronti, come già detto, la familia sia fustigata. Quanto ai Franchi stabiliti su terre fiscali o nelle nostre villae, qualsiasi reato commettano, lo scontino secondo la loro legge e qualsiasi ammenda versino, venga incamerata a nostro profitto, tanto per il bestiame che per altro.

5- Quando i nostri iudices devono occuparsi di lavori sui nostri campi, come seminare o arare, raccogliere le messi, falciare il fieno o vendemmiare, ciascuno di essi, al tempo dei lavori, provveda ai singoli settori e faccia eseguire ogni cosa in modo che tutto sia ben fatto. Nel caso che lo iudex sia lontano da casa, invii sul posto che egli non ha potuto raggiungere un uomo esperto della nostra familia che provveda alle nostre cose o un altro di cui ci si possa fidare, in modo che tutto venga eseguito come si deve: lo iudex provveda in tempo a inviare un fedele che si occupi di queste cose.

6- Vogliamo che i nostri iudices versino l'intera decima di ogni raccolto alle chiese che sorgono sulle nostre terre fiscali e che la nostra decima non sia versata alla chiesa di un altro, a meno che non si debba rispettare un'antica consuetudine. Non altri ecclesiastici ufficino queste chiese, ma i nostri, o della nostra familia o della nostra cappella.

7- Ogni iudex adempia appieno al suo servizio, così come gli è stato assegnato; se si presentasse la necessità di dover servire oltre il previsto, si faccia dire se questo comporta solo il servizio diurno o anche le notti.

8- nostri iudices si interessino delle vigne nostre che fanno parte del loro ministerio, le curino bene e il vino lo mettano in buoni recipienti e stiano ben attenti che in nessun modo si guasti, acquistino ulteriore vino, procurandoselo con scambi in natura di animali, da inviare alle villae del re. Nel caso si sia acquistato più vino di quanto sia necessario per il rifornimento delle nostre villae, ce lo facciano sapere perché possiamo decidere quale uso farne. Ricavino dalle nostre vigne ceppi di vite e ce li inviino per impiantare altrove nuove coltivazioni a nostro vantaggio. I canoni in vino versati dalle nostre villae li inviino alle nostre cantine.

9- Vogliamo che ogni iudex tenga nel suo ministerio le misure dei moggi, dei sestari - e dei recipienti da otto sestari - e dei corbi, corrispondenti alle misure che abbiamo in Palatio.

10- nostri maiores, gli addetti alle foreste, ai puledri, alle cantine, i decani, gli esattori di tributi, gli altri ministeriales collaborino ai lavori dei campi, diano in tributo maiali dai loro mansi, provvedano di manodopera i loro ministeria. Il maior in possesso di un beneficium designi un sostituto che si occupi in sua vece della manodopera e delle altre attività attinenti il servitium.

11- Nessun iudex si serva dei nostri uomini o degli stranieri per la custodia dei cani o altre prestazioni a suo vantaggio.

12- Nessun iudex dia ordini a un nostro ostaggio in una nostra villa.

13- Si prendano cura dei cavalli da riproduzione - cioè i Waraniones - e non permettano che sostino a lungo in uno stesso luogo, perché questo non sia di loro detrimento. E se qualcuno non è più buono o è vecchio o è morto, ce lo facciano sapere per tempo, prima che venga il momento di essere inviati fra le giumente.

14- Custodiscano bene le nostre giumente e separino i puledri quando è tempo di farlo; se le puledre si saranno moltiplicate vengano separate e se ne faccia un branco a parte.

15- I nostri puledri siano in ogni caso presenti nei pressi del Palatium per la messa di S. Martino, in inverno.

16- Vogliamo che tutto ciò che noi o la regina abbiamo ordinato a ciascun iudex o lo abbiano ordinato a nome nostro i nostri ministeriales - il siniscalco e il sovrastante alle cantine - lo eseguano esattamente come è stato loro ordinato: chiunque trascuri di farlo per negligenza, si astenga dal bere dal momento in cui gli giunge il richiamo fino a quando non si presenta al cospetto nostro o della regina e chieda perdono. Se lo iudex milita nell'esercito o è incaricato di far la guardia o partecipa a un'ambasceria o è altrove, e ai suoi iuniores siano stati assegnati degli ordini rimasti ineseguiti, costoro vengano a piedi al palatium e si astengano dal bere o dal mangiar carne finché non forniscono le ragioni della loro mancanza. Subiscano quindi il castigo, o in frustate o in qualsiasi altro modo piacerà a noi o alla regina.

17- Quante sono le villae presenti nel ministerium, altrettanti siano gli uomini che si occupano delle api a nostro profitto.

18- Allevino polli e oche presso i nostri mulini, in base alla resa del mulino o come meglio possono.

19- Nei nostri granai delle "ville più grandi" allevino non meno di cento polli e non meno di trenta oche, nelle "ville più piccole" non meno di cinquanta polli e dodici oche.

20- Ogni iudex faccia pervenire per tutto l'anno alla curtis prodotti in abbondanza e faccia effettuare controlli tre quattro o più volte.

21- Ciascun iudex tenga dei vivai di pesci là dove prima già c'erano e, se possono essere ampliati, li ampli; dove prima non c'erano, ma possono esserci, ne crei di nuovi.

22- Chi coltiva vigne, tenga non meno di tre o quattro corone di grappoli.

23- In ogni nostra villa gli iudices abbiano stalle per mucche, porcili, ovili per pecore, capre e montoni nel maggior numero possibile e non devono assolutamente esserne privi. Abbiano inoltre vacche proprie destinate al loro servizio e custodite dai nostri servi, cosicché in alcun modo si riduca il numero delle vacche addette al nostro servizio o agli aratri. E quando tocca loro il turno della fornitura della carne, forniscano buoi zoppi non malati, vacche e cavalli non rognosi o altri animali non malati. E, come già detto, non riducano per questo il numero delle vacche nelle stalle o agli aratri.

24- Rientra nei compiti di ciascun iudex quel che va fornito per la nostra mensa; e quanto fornirà sia buono e di ottima qualità, ben preparato, con cura e pulizia. Ciascuno riceva dall'annona due pasti al giorno per il servizio alla nostra mensa, quando sarà di turno a servire. Forniture di altro genere siano in tutto sotto ogni aspetto di buona qualità, che si tratti di farina o di animali.

25- Ai primi di settembre facciano sapere se si organizzano o no pascoli collettivi.

26- Ai maiores non sia affidato nel ministerio un territorio più ampio di quel che può essere percorso o controllato in un sol giorno.

27- Le nostre case abbiano sempre il fuoco acceso e siano sorvegliate per garantire la sicurezza. E quando messi o ambascerie vanno o vengono dal palatium, non alloggino assolutamente nelle curtes del re, senza uno speciale ordine nostro o della regina. Il conte nel suo ministerium o quegli uomini che già in passato si sono occupati dei messi o delle ambascerie, continuino ad occuparsi come in passato e dei cavalli e di ogni altra necessità, in modo che possano recarsi a palazzo o tornarne in modo agevole e decoroso.

28- Vogliamo che ogni anno, durante la quaresima, nella domenica delle palme detta osanna, facciano recapitare, come prescritto, il ricavato delle nostre coltivazioni, dopo che ci avranno fatto conoscere per l'anno in corso a quanto ammonta la produzione.

29- Per quei nostri uomini che hanno reclami da fare, ciascun iudex provveda che non debbano venire a reclamare da noi, e veda di non rimandare per negligenza i giorni in cui devono prestare servizio. E se uno straniero nostro servo reclamasse giustizia, il suo magister si batta con ogni impegno perché gli sia resa e, se in qualche posto non ci riesce, non permetta che il nostro servo debba penare da solo ma il suo magister, di persona o per mezzo di un suo inviato, provveda a informarcene.

30- Vogliamo che da tutto quel che è stato prodotto venga accantonata la parte destinata a nostro uso. Ugualmente accantoni quanto deve essere caricato sui carri per le spedizioni militari, procurandoselo sia nell'abitato che presso i pastori, e registrino i quantitativi inviati a questo scopo.

31- Allo stesso modo ogni anno facciano accantonare ciò che va distribuito ai braccianti e alle lavoratrici dei ginecei e a tempo opportuno lo distribuiscano integralmente e ci sappiano dire che uso ne fanno e come si riforniscono.

32- Ciascun iudex provveda a rifornirsi di semente sempre buona e di ottima qualità, o comprandola o procurandosela altrimenti.

33- Dopo che si sono fatti gli accantonamenti, si sono effettuate le semine e si è provveduto a tutto, la produzione avanzata sia conservata finché non facciamo conoscere le nostre disposizioni, se venderla o tenerla.

34- Occorre dedicare molta attenzione perché i prodotti alimentari lavorati o confezionati a mano, siano tutti fatti o preparati con pulizia somma: il lardo, la carne secca o insaccata o salata, il vino, l'aceto, il vino di more, il vin cotto, la salsa di pesce, la senape, il burro, il malto, la birra, l'idromele, il miele, la cera, la farina.

35- Vogliamo che si utilizzi la sugna delle pecore grasse e dei maiali, inoltre in ciascuna villa vi siano dei buoi ben ingrassati o per fame sugna sul posto o perché siano consegnati a noi.

36- I boschi e le foreste nostre siano ben custodite; dove è necessario il disboscamento lo si faccia e non si permetta al bosco di invadere i campi; dove invece devono esserci i boschi, se ne impedisca uno sfruttamento che ne comprometta l'esistenza; tutelino la selvaggina presente nelle nostre foreste; si occupino anche degli avvoltoi e sparvieri per le nostre cacce; riscuotano con diligenza le tasse sui boschi a noi dovute. Se gli iudices o i maiores nostri o i loro dipendenti mandano i loro maiali al pascolo nei nostri boschi, siano i primi a pagare la decima per dare buon esempio, in modo che dopo anche gli altri paghino la decima interamente.

37- I nostri campi e le culture siano ben curati e ci si occupi dei nostri prati quando è il momento.

38- Dispongano sempre di un sufficiente numero di oche grasse e polli grassi destinati al nostro uso, da utilizzare quando è il loro turno di servizio o da farceli recapitare.

39- Vogliamo che accettino i polli e le uova che i servi o i coloni consegnano ogni anno. Quando non servono, li facciano vendere.

40- Ogni iudex faccia allevare nelle nostre villae sempre, senza eccezioni, uccelli caratteristici come pavoni, fagiani, anitre, colombe, pernici, tortore, a scopo ornamentale.

41- Gli edifici delle nostre curtes e le siepi di recinzione siano ben curati e siano ben tenute le stalle, le cucine, i forni e i frantoi in modo che i nostri ministeriales possano attendere ai loro lavori con decoro e pulizia.

42- In ciascuna villa negli alloggi ci siano a disposizione letti, materassi, cuscini, lenzuola, tovaglie, tappeti, recipienti di rame, di piombo, di ferro, di legno, alari, catene, ganci per paioli, scalpelli, accette o asce, succhielli, insomma ogni tipo di utensili, in modo che non sia necessario cercarli altrove o farseli prestare. Rientra nei loro compiti curare che gli arnesi di ferro da impiegare nelle spedizioni militari siano in buono stato e quando si rientra dalla spedizione siano conservati in casa.

43- A tempo opportuno facciano distribuire ai nostri ginecei, come prescritto, il materiale necessario, cioè lino, lana, ingredienti o piante utili per tingere stoffe, pettini da lana, cardi per cardare, sapone, grasso, vasetti e altre minutaglie necessarie alla lavorazione.

44- Ogni anno vengano inviati per nostro uso due terzi degli alimenti adatti al digiuno quaresimale: legumi, pesce, formaggio, burro, miele, senape, aceto, miglio, panico, ortaggi freschi e secchi e, inoltre, navoni, cera, sapone e altre minuzie. Di quel che avanza, come già detto, stendano una relazione e per nessuna ragione la tralascino, come hanno fatto finora, perché vogliamo confrontare i due terzi con la terza parte rimasta.

45- Ogni giudice abbia nel suo ministerium buoni artigiani, cioè fabbri ferrai, orefici o argentieri, calzolai, tornitori, carpentieri, fabbricanti di scudi, pescatori, uccellatori, fabbricanti di sapone, di birra, di sidro o esperti nella fabbricazione di qualsiasi altra bevanda gradevole a bersi, fornai che ci forniscano pane di semola, fabbricanti di reti che sappiano fare delle reti, buone sia per la caccia che per la pesca che per catturare uccelli, altri ministeriales infine che sarebbe troppo lungo elencare.

46- Facciano ben custodire i nostri recinti per animali, che il volgo chiama brogili, provvedano a ripararli quando occorra e non aspettino assolutamente che sia necessario rifarli nuovi. Facciano lo stesso per tutte le costruzioni.

47- I nostri cacciatori, i falconieri e gli altri ministeriales addetti a stabile servizio nel palatium trovino assistenza nelle nostre villae quando noi o la regina ve li inviamo con precisi ordini scritti per fare qualcosa di nostra utilità, o quando il siniscalco o il bottigliere ordinassero loro di far qualcosa a nostro nome.

48- I torchi nelle nostre villae siano efficienti e funzionari. I nostri iudices provvedano che nessuno si permetta di pigiare la nostra uva con i piedi, ma tutto si faccia con decoro e pulizia.

49- I nostri ginecei siano ben strutturati, con alloggi, ambienti riscaldati, locali in cui le donne possano trascorrere le serate invernali; siano circondati da steccati ben saldi e muniti di solide porte, in modo che con tranquillità lavorino per noi.

50- Ciascun iudex veda quanti puledri possano stare in una stalla e quanti debbano essere gli addetti ai puledri. Gli addetti che sono di condizione libera e posseggono benefici in quel ministerium vivano con le risorse dei loro benefici; anche i fiscalini che posseggono dei mansi vivano di questi e chi non li avesse percepisca una prebenda dalla curtis dominica.

51- Ciascun iudex vigili perché i malviventi non possano nascondere sotto terra o altrove la nostra semente e, di conseguenza, il raccolto sia scarso. Vigilino anche perché nessun altra malefatta possa mai verificarsi.

52- Vogliamo che agli stranieri sia resa piena e completa giustizia, secondo le loro leggi, da parte di chi vive sulle terre del fisco o nelle nostre villae, di condizione servile o libera che sia.

53- Ciascun giudice vigili perché nel proprio ministerium non ci siano uomini ladri o delinquenti.

54- Ciascun iudex badi che i nostri servi si applichino con impegno nel proprio lavoro e non perdano tempo gironzolando per i mercati.

55- Vogliamo che i nostri iudices tengano conto di quanto hanno versato, utilizzato o messo da parte a nostra disposizione; ne tengano un altro per le uscite e ci facciano pervenire una relazione di quanto è ancora disponibile.

56- Ciascun giudice nel proprio ministerium tenga frequenti udienze, amministri la giustizia e provveda che i nostri servi vivano onestamente.

57- Se qualcuno dei nostri servi volesse dirci qualcosa che ci riguarda a proposito del suo magister, non gli si impedisca di venire da noi. E se lo iudex venisse a sapere che i suoi iuniores vogliono venire a palazzo a lamentarsi di lui, allora lo stesso iudex faccia pervenire a palazzo le lamentele suscitate contro di lui, in modo che i loro reclami non ingenerino fastidio alle nostre orecchie. Vogliamo anche sapere se vogliono venire per vera necessità o per vani pretesti.

58- Quando i nostri cuccioli di cane siano affidati agli iudices per essere allevati, lo iudex stesso li nutra a sue spese o li affidi ai suoi iuniores - cioè maiores, decani o cellerarii - che li facciano allevare a loro spese a meno che non ci sia un ordine nostro o della regina di nutrirli nella nostra villa a spese nostre; e allora lo iudex stesso invii un servo a questo scopo che li nutra bene e disponga di che nutrirli senza dover ricorrere ogni giorno alla dispensa.

59- Ciascun iudex, quando sarà di servizio, faccia dare ogni giorno tre libbre di cera, otto sestari di sapone e inoltre, per la festa di Sant'Andrea, dovunque ci trovassimo coi nostri servi, faccia dare sei libbre di cera; lo stesso faccia durante la quaresima.

60- I maiores non vanno scelti fra gli uomini potenti, ma fra quelli di media condizione che abbiano prestato il giuramento di fedeltà.

61- Ciascun iudex, quando è il suo turno di servizio faccia portare a palazzo il suo malto; vengano anche con lui i magistri che producano ivi della buona birra.

62- Ciascun iudex, ogni anno per Natale ci sottoponga un elenco particolareggiato, chiaro e completo, che precisi l'ammontare complessivo e particolareggiato di quanto viene prodotto dal lavoro effettuato dai buoi custoditi dai nostri bovari, quanto rendono i mansi che essi debbono arare, il reddito derivante dai maiali, dalle tasse e dai prestiti effettuati, dalle multe, dalla selvaggina catturata nelle nostre riserve senza nostro permesso, dalle composizioni, dai mulini, dalle riserve di caccia, dai campi, dalle riscossioni sui ponti, dai traghetti, dagli uomini liberi e da quelli delle centene che prestano servizio su terre fiscali, dai mercati, dalle vigne, da chi vende vino, dal fieno, dalla legna da ardere e da illuminazione, dalle tavole o altro legname da lavorare, dai legumi, dal miglio, dal panico, dalla lana, dal lino, dalla canapa, dai frutti degli alberi, dalle noci e dalle nocciole, dagli alberi innestati, dagli orti, dai navoni, dai vivai, dal cuoio, dalle pelli, dalle corna, dal miele e dalla cera, dal grasso, dal sego, dal sapone, dal vino di more, dal vin cotto, dall'idromele e dall'aceto, dalla birra, dal vino nuovo e da quello stagionato, dall'ultimo raccolto di grano e da quello vecchio, dai polli, dalle uova, dalle oche, dai pescatori, dai fabbri, dai fabbricanti di scudi e dai calzolai, dalle madie, dai cofani, dagli scrigni, dai tornitori, dai sellai, dai ferrai, dai fonditori di ferro e di piombo, dai tributari. dai puledri e dalle puledre.

63- Non sembri troppo duro ai nostri iudices se chiediamo tutte queste cose perché vogliamo che anch'essi richiedano ugualmente tutto ai loro iuniores senza animosità alcuna; e l'ordinata amministrazione che un uomo deve tenere in casa sua o nelle proprie villae, i nostri iudices la devono tenere nelle nostre villae.

64- Le basterne, i nostri carri che noi utilizziamo in guerra, siano ben fatti e le loro aperture siano ben chiuse col cuoio, così ben cuciti che, se si presentasse la necessità di dover attraversare l'acqua a nuoto, possano valicare i fiumi con le derrate in essi contenute, l'acqua non possa penetrare all'interno e il tutto possa passare, come già detto, senza danni. E vogliamo che ogni carro sia carico della farina occorrente al nostro sostentamento, cioè dodici moggi di farina; su quelli che trasportano vino carichino dodici moggi corrispondenti al nostro moggio; ogni carro sia provvisto di scudo e lancia, faretra e arco.

65- I pesci dei nostri vivai siano venduti e sostituiti con altri, in modo che ci siano sempre dei pesci; tuttavia quando noi non veniamo nelle villae siano venduti e gli iudices destinino il ricavato a nostro profitto.

66- Ci rendano conto delle capre, dei becchi e delle loro coma e pelli e ogni anno ci riforniscano con le loro carni grasse salate.

67- Ci tengano informati sui mansi incolti e sui servi da poco acquisiti di cui dispongano, che non si sappia dove collocare.

68- Vogliamo che ogni singolo iudex abbia sempre pronti dei buoni barili cerchiati di ferro, che possano essere utilizzati nelle spedizioni militari o inviati a palazzo, e non faccia mai otri di cuoio.

69- Ci tengano sempre informati sulla presenza di lupi, su quanti ciascuno ne ha catturati e ci facciano presentare le loro pelli; nel mese di maggio diano la caccia ai cuccioli di lupo e li catturino col veleno, con esche, con trappole, con cani.

70- Vogliamo che nell'orto sia coltivata ogni possibile pianta: il giglio, le rose, la trigonella, la balsarnita, la salvia, la ruta, l'abrotano, i cetrioli, i meloni, le zucche, il fagiolo, il cumino, il rosmarino, il careium, il cece, la scilla, il gladiolo, l'artemisia, l'anice, le coloquentidi, l'indivia, la visnaga, l'antrisco, la lattuga, la nigella, la rughetta, il nasturzio, la bardana, la pulicaria, lo snúmio, il prezzemolo, il sedano, il levistico, il ginepro, l'aneto, il finocchio, la cicoria, il dittamo, la senape, la satureja, il sisimbrio, la menta, il mentastro, il tanaceto, l'erba gattaia, l'eritrea, il papavero, la bieta, la vulvagine, l'altea, la malva, la carota, la pastinaca, il bietolone, gli amaranti, il cavolo-rapa, i cavoli, le cipolle, l'erba cipollina, i porri, il rafano, lo scalogno, l'aglio, la robbia, i cardi, le fave, i piselli, il coriandolo, il cerfoglio, l'euforbia, la selarcia. E l'ortolano faccia crescere sul tetto della sua abitazione la barba di Giove. Quanto agli alberi, vogliamo ci siano frutteti di vario genere: meli cotogni, noccioli, mandorli, gelsi, lauri, pini, fichi, noci, ciliegi di vari tipi. Nomi di mela: gozmaringa, geroldinga, crevedella, spiranca, dolci, acri, tutte quelle di lunga durata e quelle da consumare subito e le primaticce. Tre o quattro tipi di pere a lunga durata, quelle dolci, quelle da cuocere, le tardive.

P.S. ci scusiamo per gli eventuali errori di traduzione.