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Folletti dispettosi medievali




Qualunque cibo può trasformarsi con particolari preparazioni in cibo stregato. Le fiabe vogliono che le immonde libagioni dei cattivi siano prive di sale e di olio, sostanze care a Dio e impiegate nei sacramenti e che il loro pane sia esclusivamente pane scuro di segale. Invece, per sconfiggere gli spiriti malvagi si usano ingredienti speciali come quello del pane della fiaba valdostana "La fata della balma".
In una grotta viveva un tempo una fata cattiva assieme ai suoi due figli folletti. La popolazione della valle era esasperata per le vessazioni e i continui furti di capretti e agnelli che i due discoli fatati perpetravano ai suoi danni. Un giorno un uomo, stanco di subire, andò da una vecchia donna a lamentarsi e a chiedere consiglio su come fare per sbarazzarsi di quegli esseri malevoli. La vecchia gli consigliò di dar loro due pani preparati e cosparsi con semi di finocchio. Così fece e non si seppe mai più nulla dei due piccoli ladri.
Il successo del pane fatato di questa fiaba è da attribuire ad una leggenda popolare, secondo la quale San Giuseppe era solito odorare l'aromatico finocchio nella stalla di Betlemme, si dice infatti che esso sia benedetto e abbia la facoltà di scacciare gli spiriti maligni.
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