NOTIZIE b.personaggi
Signore di Milano e di Pavia. Figlio di Stefano Visconti e di Valentina Doria, alla morte dello zio Giovanni (1354) ereditò i possedimenti più occidentali dello stato milanese. L’anno dopo, in seguito all’incoronazione a imperatore di Carlo IV di Lussemburgo avvenuta a Milano, ottenne con i fratelli Matteo II e Bernabò il vicariato imperiale. Morto il primogenito Matteo, nel 1360 annetté Pavia, dove si stabilì, lasciando a Bernabò l’effettivo governo di Milano.
La sua opera fu indirizzata al rafforzamento in senso centralistico dello stato visconteo; protettore delle lettere e delle arti, fece di Pavia un centro promotore di cultura con la fondazione nel 1361 dell’Università e della biblioteca del castello da lui fatto erigere nella città.
Nel 1368, in occasione del matrimonio tra la giovane e bella milanese Violante, figlia di Galeazzo II Visconti, e Lionello d’Inghilterra duca di Clarence, ebbe luogo un banchetto principesco, che fece epoca per la inusitata profusione dei cibi e la ricchezza dei doni offerti.
Secondo il resoconto degli storici dell’avvenimento, le mense in realtà furono non una, bensì due. Nella prima sedeva lo sposo seduto accanto a cavalieri e nobili, fra i quali c’era anche un personaggio assai illustre, il poeta messer
Francesco Petrarca .
All’altra mensa, presieduta da Regina della Scala, sedevano le donne, le quali portavano in tavola i piatti alla prima mensa, cioè 50 per ciascuna portata. Le portate furono ben 18, ciascuno era inoltre duplicata, in quanto composta di due vivande, una a base di carne e un’altra a base di pesce. Ogni singola portata era corredata da un dono personale per ciascun convitato.
La prima imbandigione, era costituita da due porcellini dorati che mandavano fuoco dalla bocca e da una varietà di pesce chiamato “porchetta dorata”. La seconda presentava lepri dorate con lucci. La quarta era composta di quaglie e pernici, ovviamente dorate, accompagnate da trote arrostite.
La nona imbandigione invece offriva, gelatine di carne e di pesce.
Poi, via via, per finire con le ultime portate di giuncate, formaggi e frutta.
Violante recava in dote al marito terre e denari. Ma, invero, il principe inglese godette poco di tanto ben di Dio, giacché appena tre mesi dopo il sontuoso matrimonio, lo sventurato si ammalò e nel giro di pochi giorni morì.
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