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Carlo Magno l段mperatore degli arrosti


Primo imperatore del Sacro Romano Impero ereditò a ventisei anni il regno dal padre e dal fratello. Gli storici del tempo lo descrivono come uomo imponente, alto un metro e novanta, con occhi grandi e vivaci, folta capigliatura bionda ed una voce possente.
Aveva un animo dolce e sensibile e fu visto piangere varie volte per la morte di un figlio o del famoso Rolando.
Non fu mai un dotto, parlava una specie di dialetto tedesco, ma imparò anche il latino, che sapeva leggere ma non scrivere. L’aver avuto cinque mogli e numerose concubine dimostra la sua buona predisposizione per i piaceri del sesso ed ebbe infatti una ventina di figli.
La vera forza di Carlo erano i cavalieri franchi, che vivevano insieme a lui nel palazzo reale di Acquisgrana, una specie di accampamento. L’unico lusso della sua dimora erano le terme dove insieme agli amici, immerso nell’acqua, discuteva di politica e teologia.
Durante il regno di Carlo Magno si cominciarono a definire le prime regole moderne dello stare a tavola. Ad esempio erano ammesse al banchetto le “donne oneste“ (escluse presso Greci e Romani), ai convitati era consigliato di curare la pulizia di vesti e mani, e di stare compostamente seduti (abbandonando la posizione distesa).
Nelle occasioni ufficiali il siniscalco Audulfo arrivava circondato da cuochi e camerieri che presentavano i vassoi all'imperatore. Dietro il siniscalco c’era il coppiere Eborando con il suo carico di vasi preziosi, quindi gli altri subalterni di sala.
Il servizio veniva effettuato seguendo un rigoroso protocollo, che ricordava a tutti la gerarchia della struttura imperiale. Notcaro il Balbulo, monaco di San Gallo. racconta che Carlo sedeva su di un seggio più elevato.
Al suono di flauti e trombe gli venivano porte le pietanze da duchi e re delle nazioni facenti parte dell’impero.
Una ventina di araldi inneggiava tre volte alzando calici gemmati e, dopo un intermezzo di mimi e acrobati, si mettevano a tavola i nobili, serviti dai dignitari; era poi la volta di questi ultini, serviti dagli ufficiali del palazzo; a mezzanotte finivano di cenare i capi servizio e i loro subalterni.
Prima della sua incoronazione imperiale Carlo emanò il Capitulare de villis, il più famoso capitolare carolingio. In questo imponeva per il benessere della comunità regole precise ai dirigenti delle sue fattorie.
Per esempio richiedeva: di seguire di persona aratura, semina, fienagione e vendemmia; di vendere i prodotti in eccesso, dedotte le quote dovute a lui, le decime della Chiesa e il necessario per garantire due pasti quotidiani sani e abbondanti ad ogni famiglia di lavoratori.
In ogni proprietà dovevano esserci non meno di cento polli, trenta oche, e stalle appropriate per mucche, porci, pecore, capre e montoni.
Si doveva inoltre curare i vivai per l'allevamento del pesce e farne di nuovi ove ce ne fosse la possibilità.
Carlo, quale igienista convinto, face scrivere sul capitolare che bisogna provvedere con la più grande diligenza che tutti i manufatti, cioè lardo, carni affumicate, salate, vino, formaggi, birra, miele, farina ecc. fossero preparati e lavorati con gran pulizia.
Chiude l’opera imperiale una lunga lista delle piante che devono essere coltivate nell’orto di ogni residenza signorile. In pratica un catalogo di botanica medievale, che va dalle piante aromatiche agli alberi da frutta.

Concludiamo ricordando i gusti alimentari di Carlo Magno, è il suo biografo Eginardo, a raccontarcelo: il sovrano odiava i cibi lessi, e “più volentieri di ogni altra cosa” mangiava gli arrosti. Amava così tanto questo genere di pietanze, che neppure negli ultimi anni di vita, pur ammalato di gotta, ascoltò i consigli dei suoi medici che lo esortavano d’alleggerire la dieta. Ancora oggi nei menù di molti ristoranti europei non manca il “filetto alla Carlo Magno”
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