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Patto agrario originato nel medioevo, che al suo apparire rappresentò una forma di progresso nei rapporti del lavoro agricolo. La mezzadria prevedeva la spartizione del raccolto a metà, tra il padrone della terra e il contadino che la lavorava, definendo compiti, competenze, oneri, ecc.
Durato fin quasi ai giorni nostri soprattutto nell’Italia centrale, con l’andare del tempo questo patto mostrò tutti i suoi limiti, evidenziati anche nei libretti colonici che stigmatizzano come i contadini fossero sempre in debito nei confronti dei padroni, ai quali erano costretti per sopravvivere nel periodo invernale a chiedere prestito di grano e d’altro.
Il patto poneva così il mezzadro in posizione d’ulteriore dipendenza, oltre che economica anche morale e psicologica, spingendolo a forti risentimenti verso il possidente.
La situazione peggiorò ulteriormente quando col frammentarsi delle proprietà nobiliari gli appartenenti alla borghesia delle città acquistarono le terre, con l’intento di spremerle il più possibile, senza disporre di capitali o idee che modernizzassero i sistemi produttivi.
I rapporti mezzadrili vennero modificati dopo la seconda guerra mondiale a favore dei contadini, ma con l’industrializzazione questa tipo di contratto scomparì inesorabilmente.
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