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Cucina anni settanta


Testo di Giovanni FancelloEsperto e docente di storia della gastronomia sarda. Autore di numerosissime pubblicazioni, fra le quali citiamo: Sabores de Mejlogu, Sardegna a tavola, Il pesce povero, Le erbe selvatiche, Le spezie. Collabora alle pagine gastronomiche delle più importanti testate giornalistiche sarde. Vincitore del concorso internazionale  “Premio Marietta” di Pellegrino Artusi.

 

Vi ricordate la cucina degli anni ’70? Solo qualche cuoco nostalgico ancora si avventura in piatti che ormai ci fanno storpiare il naso. Sono anni in cui l’Italia è invasa dai surgelati: pisellini, bastoncini di pesce, sofficini e chi non li compra è fuori moda.

Si abbandonano i vecchi negozietti di quartiere e cominciano a proliferare i grandi supermercati, costruiti con la finalità di far illudere le persone affinché possano ritrovare in quei vasti spazi, i luoghi in cui sentirsi vicini a casa; dove, non solo si può fare la spesa, ma si può addirittura vivere.

Ristoranti e trattorie, offrivano ampia scelta di piatti. I menù erano scritti a macchina e non cambiavano quasi mai. I cibi “status symbol” erano il salmone affumicato, il cocktail di gamberetti, le farfalle panna e salmone, le penne alla vodka, le pappardelle alla papalina, gli gnocchi panna, piselli e prosciutto. Guai agli intellettuali che manifestavano la volontà di occuparsi di cucina, perché la generazione del ’68 riteneva l’argomento poco impegnato. Anche la borghesia si teneva lontana dall’argomento perché poco elegante e così la materia cucina, fu gestita con tanta e tanta improvvisazione. La scuola alberghiera era andata alla deriva e s’insegnava una obsoleta cucina francese: le cotture erano prolungate, le salse si legavano con la farina e la terminologia era francofona.

La grande minaccia era la scomparsa della cucina regionale che fino a quel momento si era validamente affermata. Ai matrimoni si preparava “all’americana” facendo dimenticare piatti e dolci tradizionali a favore di una tavolata apparecchiata con molte pietanze già preconfezionate. S’iniziò a cambiare con l’avvento della nouvelle cousine che era una nuova tendenza culinaria affermatasi in Francia verso la metà degli anni ’60 con la riscoperta della semplicità, riduzione dei tempi di cottura, acquisto degli ingredienti al mercato giornaliero, ricerca di una cucina dietetica, valorizzazione della creatività, semplificazione delle salse.

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