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Maria Luigia (Luisa) d'Austria la duchessa golosa


Figlia dell’imperatore d’Austria Francesco I°, per ragioni di stato sposò nel 1810 Napoleone I a cui dette un figlio. Investita della reggenza durante la campagna di Russia, non s’interessò attivamente degli affari di governo. Dopo l’abdicazione di Napoleone, nel 1816 dal congresso di Vienna ricevette il ducato di Parma e Piacenza modificando il nome in Maria Luigia d’Asburgo-Lorena. Indifferente alle lettere del marito scritte da Sant’Elena, fu sostenuta dai consigli del Conte Neipperg (che sposerà dopo la morte di Napoleone e dal quale avrà tre figli), e governò con lungimiranza e moderazione. La sua scomparsa fu pianta da tutto il popolo di Parma e Piacenza che ancor oggi la ricorda con affetto e riconoscenza. Parlava l'italiano ed il francese quasi meglio della sua lingua madre. Conosceva l'arte culinaria, il ricamo, la musica, suonava il pianoforte e dalla madre aveva ereditato il dono di una bella voce ed il talento di ballerina. Amava i fiori, la pratica del giardinaggio, la buona tavola, e i piaceri sessuali che le aumentarono con il crescere dell’età e col diminuire del fascino.
Sulle preferenze gastronomiche dell’imperatrice di Francia troviamo informazioni nei testi di Vincenzo Agnoletti , al servizio di Maria Luigia presso la corte parmense per un decennio. Assunto in contrasto con i suggerimenti dell’imperatore Francesco I, che aveva sconsigliato cuochi e maggiordomi italiani, Agnoletti così scrive:
“L’aver io avuto la sorte di servire in una delle più splendide corti d’Italia, dove ho avuto l’occasione di trattare sovrani ed illustri personaggi, oltre un continuo esercizio per le frequenti feste…. mi sono procacciato un onorevole nome non solo con le variazioni de’ miei lavori, ma molto più per tant’invenzioni e novi ritrovati, e specialmente sorbetti”.

Sembra che Maria Luigia fosse particolarmente golosa di dolci, al punto da farsi inviare da Parigi i suoi cioccolatini preferiti.

L'influenza della cultura culinaria d'Oltralpe portata dalla duchessa arricchì le abitudini locali di usi che andavano dal servizio di tavola alle preparazioni, alle tecniche gastronomiche vere e proprie. Numerosissime furono le parole ed i termini legati alla cucina francese che si innestarono, trasformandosi, nel dialetto di Parma: da pomdatera (da pomme de terre: patata) a tomaca (da tomate: pomodoro); da fricandò (da fricandeau: noce di vitello in umido) a ratatuj, pranzo di avanzi (da ratatouille: intingolo scadente), solo per fare alcuni esempi.

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