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Le paste casarecce dei Monti Lepini


Testo a cura di Roberto Campagna. Sociologo e giornalista, ha pubblicato una quindicina di libri: saggi sul lavoro e sulle professioni, racconti di storie popolari, opere di narrativa per ragazzi e testi sul cibo. E’ responsabile della pagina di enogastronomia del quotidiano Il Territorio (LT) e direttore della rivista I Lepini.


A Sonnino e a Roccasecca dei Volsci li chiamano cecaprèti, mentre  a Maenza strozzaprèti, come a Sermoneta. E  qui, unico posto di tutta l’area dei Lepini della provincia di Latina, si trovano anche i mazzalaccàrdi. Che differenza c’è tra gli strozzapreti e i mazzalaccàrdi? Innanzitutto, come peraltro i cecaprèti, sono due tipi di pasta fatta in casa con acqua a farina e l’aggiunta di qualche uovo per meglio amalgamarne l’impasto. Li differenzia la forma: gli strozzaprèti sono corti e più consistenti, mentre i mazzalaccàrdi sono lunghi come uno spaghetto, con una striatura centrale. I mazzalaccàrdi, però, delle massaie di Bassiano sono lisci ed hanno uno spessore come un bucatino. I cecaprèti, invece, sono identici agli strozzapreti. E lo stesso dicasi per i mazzalaccàrdi e gli gnocchi lunghi o a coda de sóreca (che ricordano la coda del topo). Una tipica pasta, quest’ultima, di alcuni paesi del versante romano dei Lepini, come Carpineto, Montelanico ed Artena. Ma anche a Roccamassima gli gnocchi lunghi sono una tipica pasta casereccia.

I piatti che si preparano con tutti questi tipi di pasta, insieme alle minestre, alle zuppe, alle fettuccine e alla polenta, costituivano in passato la dieta giornaliera delle popolazioni lepine. E se, ora, le massaie, tranne qualche eccezione, hanno smesso di prepararli, i ristoratori li hanno riscoperti e rilanciati.

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