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Pane tradizionale di Lentini


Notizie sulla produzione di questo pane si hanno già all’inizio del ‘900. L’impasto fatto dalle donne, la cui ricetta era tramandata da madre in figlia con piccole variazioni, veniva fatto cuocere nei forni comuni, pagando il fornaio  con una parte del pane ottenuto.
Questo alimento molto serbevole, rappresentava il cibo dei lavoratori che stavano diversi giorni lontano da casa. Le caratteristiche del pane di Lentini sono la forma a esse, una crosta sottile e morbida, di colore bruno nocciola cosparsa in superficie con semi di sesamo, una mollica compatta di color giallo paglierino, con alveoli di piccola dimensione, elastica e soffice.
Un pane profumato, con note delicate di frutta secca, spezie, frumento e legna, al gusto sapido e fresco.
Oltre alla classica forma a esse il pane di Lentini è fatto anche a ciambella o a galletto, chiamati in dialetto “cuddura” e “jadduzzu”. La pezzatura più comune è di 500 grammi ma talvolta raggiunge anche il chilogrammo.
La produzione tradizionale prevede l'impiego di semola di grano duro, acqua, sale marino e lievito naturale. Un processo artigianale, lungo e laborioso che non si presta alla produzione industriale. Indispensabile è l’uso di lievito madre, il criscenti, che richiede una cura attenta: deve essere rinfrescato giornalmente aggiungendo acqua e semola. Coperte da teli di cotone, le forme lievitano da due ore a due ore e mezza, a seconda della stagione e della temperatura esterna. La cottura avviene a fuoco diretto.

Testo consultato Presidi Slow Food

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