NOTIZIE mondo a tavola
«Melting pot» è un'espressione che definisce in modo adeguato la cucina degli Stati Uniti, una mescolanza di diversi modelli alimentari etnici forgiata dai vari ambienti naturali e dal procedere incessante del capitalismo. Le cucine etniche e regionali si sono mescolate e sono state trasformate dall'incontro con l'agribusiness, l'industria di trasformazione del cibo e le capillari reti di distribuzione. La dieta americana è stata influenzata fin dal Seicento dall'arrivo di nuove cucine con gli immigrati di ogni angolo della terra. Se cercano con attenzione, i buongustai troveranno cibi deliziosi in tutti gli Stati Uniti, nelle case, nei ristoranti e nei mercati degli agricoltori che offrono i prodotti locali e le diverse cucine etniche, ma la cucina nazionale prevalente si basa su cibi conservati ricchi di zucchero, sale e grassi e poveri di fibre e frutta e verdura fresche. La cucina nazionale americana è quella dei supermercati che vendono cibi pronti e dei fast food.
Sono gli alimenti dell' agribusiness e dell'industria alimentare, che percorrono in media 1500 miglia per passare dal produttore al consumatore. Ma gli agricoltori e i loro mercati, l'agricoltura sostenuta dalle comunità permettono a una parte degli americani di mangiare cibi freschi, locali, prodotti con sementi tradizionali e senza uso di prodotti chimici.
Storia
Fin dalla nascita delle colonie americane nel Seicento, la dieta americana è stata caratterizzata da un miscuglio di varie tradizioni etniche e ambienti naturali diversi. I primi coloni europei, principalmente francesi, inglesi, spagnoli, olandesi e schiavi dell' Africa occidentale, portarono con sé una varietà di tradizioni culinarie e materie prime, tra cui polli, maiali, bovini, ovini, caffè, riso, sesamo, zucchero e igname. I coloni trovarono inoltre nel Nuovo Mondo una quantità di cibi che non conoscevano, in particolare i tre raccolti principali delle popolazioni indigene - mais, fagioli e zucca - che incorporarono gradualmente nella propria dieta. Un ricettario del 1796 di Amelia Simmons è considerato il primo libro di cucina «americano» perché contiene ricette in cui compaiono i tre principali ingredienti indigeni, tra cui quella per preparare una torta di zucca simile alle ricette che si usano oggi.
La carne e il pane furono i due alimenti di base della dieta nelle prime fasi. Gli americani mangiavano molta più carne degli europei e le carni più popolari erano manzo e maiale, soprattutto il secondo perché era facile conservarlo. I prodotti del mare erano comuni solo nelle zone costiere, date le difficoltà di trasporto. Se in molti paesi europei, come la Francia e l'Italia, si preferiva il pane di grano, per i coloni il frumento costava troppo, sicché consumavano pane di mais, segale, avena e altri cereali.
Due dei fattori principali che influenzarono la dieta degli Stati Uniti nei secoli XVIII e XIX furono l'afflusso di immigrati che portavano con sé la propria cucina e le innovazioni tecnologiche che permisero la nascita di un'industria alimentare consolidata. I progressi tecnologici che incisero sull'alimentazione furono l'invenzione della cucina economica, che rese infinitamente più facile il compito di preparare da mangiare; il miglioramento dei trasporti, per esempio ferrovie e sistemi di canali; i metodi di refrigerazione e congelamento, che permettevano di conservare a lungo gli alimenti; e la trasformazione e l'inscatolamento dei generi alimentari. La rivoluzione industriale spinse molti che fino a quel momento lavoravano nei campi ad andare a lavorare in fabbrica nelle città, in cui non producevano più il cibo che consumavano e costituivano perciò un mercato pronto per l'industria alimentare.
Cucina di oggi
Preparazioni a base di mais e fagioli sono fra le poche tradizioni indiane salvate dal tempo dello sbarco dei Padri Pellegrini. Le Americhe, che offrirono a Colombo tantissimi tesori, in generale non hanno una forte passione di “far cucina”, e caratteristica della loro gastronomia sono gli alimenti “veloci” legati in qualche modo all’Europa. Le “hamburgers”, ideate come pratico cibo sulle navi che trasportavano emigranti nella linea Hamburgo-America, e gli “hot dogs”, wurstel ribattezzati durante la prima guerra mondiale per sentimenti antitedeschi, “hot” perché caldi, e “dogs” perché somiglianti a cani bassotti. Questi alimenti “poco raffinati” facilitarono il costume del “fast food”, nato dalla trovata di un americano che per rifocillare i lavoratori lontani dai centri urbani portava il cibo utilizzando auto appositamente attrezzate. L’idea fece furore, e da essa discesero i migliaia di chioschi semoventi che tutt’oggi spacciano cibo veloce e sovente pessimo. Mentre quotidianamente gli americani apprezzano anche il sandwich, tradizionale è il tacchino ripieno di castagne con salsa di rigaglie, preparato nel “Giorno del ringraziamento”, festeggiato il quarto giovedì di novembre per celebrare lo sbarco dei Padri Pellegrini.
La cucina italiana, ebraica e cinese danno l’impronta gastronomica di New York e della California. Negli stati del Sud-Ovest spiccano le preparazioni ispirate alla cucina messicana, mentre negli stati del Sud è sentita l’influenza della cucina “black”, quella degli schiavi che lavoravano nelle piantagioni di cotone. Comunque gli Stati Uniti offrono di originali dolci eccellenti, gelati superbi e gigantesche insalate che accolgono ogni possibile ingrediente.
Leggi ricetta tacchino
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