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L'equazione del gusto: il buono


Nutrirsi è un bisogno primario ed essenziale visto che senza di esso il nostro corpo perde forza e si autodistrugge. Il bisogno biologico nutrizionale viene soddisfatto dall'uomo in modo del tutto simile a come lo fanno gli animali. Sia in ragione della scelta, della preparazione e della consumazione del cibo l'uomo mette in campo una soddisfacente modalità di adattamento ai diversi ritmi stagionali, riuscendo felicemente a equilibrare la sua realtà interna ed esterna tramite l'attivazione sensoriale.

Nell'uomo avviene cioè né più né meno quello che avviene per il mondo animale. La differenza con gli animali è però che l'uomo possiede la specifica caratteristica di trasformare ciò che mangia da "buono da mangiare" in "buono da pensare". 

Dando senso e significato a quello che mangia egli dà al cibo forma e valore.

Chiarito questo concetto la diretta conseguenza dovrebbe essere che gli individui lavorino per cercare di attuare delle strategie di sostentamento in cui possano essere utilizzate tutte le possibili risorse alimentari a disposizione. In realtà ciò non avviene. Studiando bene l'argomento quello che ne scaturisce è che gli alimenti commestibili di cui non ci si ciba sono molti di più di quelli utilizzati per alimentarci. Molti sono ritenuti così sgradevoli da essere accuratamente evitati. Per di più molte sostanze destinate alla preparazione di pietanze arrivano da luoghi e paesi molto lontani, comportando un consistente sperpero economico, mentre altre sostanze alimentari presenti in quantità a bassissimo costo a livello locale non vengono a volte apprezzate. 

L'esempio di ispirazione storica si può vedere durante il Medioevo in Europa, dove le corti signorili e i nuovi ricchi mercanti facevano a gara per sperperare nell'acquisto di spezie rare come zenzero, pepe, noce moscata e cannella, ignorando e snobbando i classici aromi locali quali timo, prezzemolo, aglio, cipolla, alloro ecc. 

Come hanno efficacemente sottolineato alcuni antropologi alimentari, questo fenomeno è dovuto a quella che possiamo definire "personalità etnico-alimentare"; ossia quello che noi mangiamo e cuciniamo non ha nulla a che vedere con la disponibilità locale di animali e piante commestibili, perché ciò che attiene alla gastronomia segue anche percorsi influenzati dai comportamenti sociali.

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