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Gastrosofia evoluzione dei modelli alimentari preistorici


Testo di Fiorella De Pascale. Studentessa corso laurea in Scienze dell'alimentazione e gastronomia presso Università San Raffaele Roma - Facoltà di Agraria

 

Il Sapersi adattare ai mutamenti ambientali nel corso della storia, ha permesso all’uomo di sopravvivere, di evolversi e di riprodursi. L’alimentazione, pur essendo un fenomeno collegato con l’istinto, è stata condizionata e definita da eventi storici e sociali che ne hanno determinato il suo progresso.

L’uomo fin dalle sue origini non ha potuto osservare un solo e unico modello alimentare, ma ha dovuto adeguarsi ad ogni cambiamento e alla disponibilità di cibo che il territorio offriva. Per cui l’alimentazione si è diversificata e continuerà a variare in base al luogo di insediamento, alle condizioni ambientali e quindi alla ricchezza di un territorio ma anche in riferimento a motivi socio-culturali e commerciali.

L’uomo è un essere onnivoro anche se dalle sue origini la sua alimentazione è stata principalmente carnivora. Dapprima egli non sapendo coltivare, cacciare e pescare si cibava di tutto ciò che trovava allo stato naturale; da tuberi e radici, a larve e insetti, fino addirittura a carcasse di animali morti; non si esclude il fatto che l’uomo primitivo sia stato quindi anche mangiatore di carogne!

Solo moltissimo tempo dopo iniziò a cibarsi di carne cacciata da lui grazie all’affinamento delle tecniche di caccia collettiva e soprattutto all’invenzione delle prime armi quali cerbottane, pietre o lance. Dunque un’alimentazione prevalentemente proteica e sembra che proprio questo tipo di alimentazione abbia favorito l’evoluzione dell’uomo in Homo Erectus a discapito dei gruppi di ominidi che invece prediligevano per un tipo di alimentazione basata sui vegetali.

La vera rivoluzione dell’uomo coincide con la scoperta e il controllo del fuoco avvenuta ca. 500.000 anni fa con il passaggio dal crudo al cotto. Il fuoco portò al miglioramento della nutrizione grazie alla cottura delle proteine nonché ad un miglioramento qualitativo del cibo dal punto di vista batterico. I cambiamenti climatici che causarono la scomparsa di alcune piante e le migrazioni degli animali, spinsero l’uomo primitivo a diventare più autonomo rispetto alle su fonti di approvvigionamento alimentare.

Con il Neolitico si assisterà ad uno dei più grandi cambiamenti alimentari della storia: l’uomo da nomade-cacciatore-raccoglitore diventa sedentario-allevatore-agricoltore. Per cui rivolge la sua attenzione verso un’alimentazione fatta di cereali e legumi, alimenti ricchi di carboidrati e quindi di calorie che si accumulano nei tessuti di riserva e pertanto sono stati determinanti per la sopravvivenza dell’uomo nei periodi di carestia e dei grandi freddi invernali.

L’abbondanza di cibo e la sua  varietà contribuirono allo sviluppo demografico e l’incrementarsi delle colture portò a produzioni superiori al fabbisogno, che favorirono gli scambi commerciali, di conseguenza si sviluppò un maggior senso della società che permise la nascita di grandi tribù organizzate.

Tutto ciò ci aiuta a comprendere quanto la capacità dell’uomo di saper sfruttare tutte le opportunità che gli si sono presentate e le sue scelte in fatto alimentare, siano state determinanti ai fini dell’evoluzione: la storia alimentare ha dunque contribuito fortemente ed efficacemente nella costruzione della storia dell’umanità.





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