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Gastrosofia ghiotti espedienti di felicitÓ agostana


Editoriale di Alex Revelli Sorini direttore Accademia Italiana di Gastronomia Storica pubblicato su A Tavola - il mensile della grande cucina italiana

 

In questo periodo dell'anno la maggior parte di noi ha più tempo libero da trascorrere a casa o in villeggiatura. Per soddisfare le nostre emozioni il calendario gastronomico del mese è scandito da numerose feste. Ho pensato perciò di proporre una sorta di semplice guida adatta a conquistare la ghiotta felicità. Ma iniziamo con uno sguardo alla storia. 

La tradizione godereccia agostana ha radici profonde che si ricollegano al mondo antico Romano. Fu un decreto imperiale di Augusto nel 18 a.C. a stabilire ufficialmente le “feriae Augusti”. Era in questa fase stagionale che si celebrava il ringraziamento agli dei per le messi appena raccolte. Alcune spighe venivano conservate nelle case come talismano di protezione contro il fuoco, i lampi e la mala sorte. Gli animali da lavoro erano agghindati di fiori e lasciati riposare. I lavoratori porgevano auguri ai padroni ottenendo in cambio una mancia (origine delle gratifiche salariali odierne). Nelle regioni dell'impero si organizzavano corse di cavalli, giochi e banchetti vissuti con sfarzo ed esagerazione.

Oggi queste valenze sono superate, la nostre epoca contemporanea ci impone “semplicità” e “sobria condivisione”. Cominciamo perciò a applicare queste regole la notte del 10 agosto. Per San Lorenzo festeggiamo le stelle cadenti, leggendarie lacrime versate dagli dei per favorire la vendemmia, tintinnando con le persone amate calici ricolmi di vino. Mentre assistiamo a questo spettacolo luminoso esprimiamo la realizzazione dei nostri desideri più profondi, nutriamoci con forza dell'elisir della speranza.

Dopo San Lorenzo in pochi giorni siamo a Ferragosto, culmine delle nostre “feriae Augusti”, appuntamento nel quale sono protagonisti i cibi popolari. Prosciutto, melone e anguria rappresentano gli alimenti fondamentali di un pranzo basato su piatti regionali, tradizionalmente consumati all'aperto in allegra compagnia: dalla caponata di melanzane siciliana alle frittole di maiale calabresi, dalla pastasciutta al sugo di papera umbra agli zitoni della Costiera Amalfitana, dal coniglio all'ischitana alle lumache di Belluno.

È partecipando a questa tavola che dobbiamo ringraziare madre natura per gli innumerevoli prodotti che ci regala, perché anche l'ortaggio più povero o il pane meno elaborato sono gioielli di uno scrigno vitale. Nella società contemporanea del surgelato, dell'aria climatizzata o dei social network non dimentichiamo che per ambire consapevolmente alla ghiotta felicità può bastare anche mangiare un pomodoro strofinato nel pane con olio e sale (semplicità), assieme a qualcuno a cui si vuole bene (sobria condivisione).

 

@alexrevelli - La gastronomia… colei che aumenta le delizie dell’amore e la confidenza dell’amicizia, che disarma l’odio, agevola gli affari... (Anthelme Brillat-Savarin)

 





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