NOTIZIE editoriali
Editoriale di Susanna Cutini direttore taccuinistorici.it pubblicato su A Tavola - il mensile della grande cucina italiana
Se le grandi festività come il natale e la pasqua sono soprattutto celebrate nell’intimità della famiglia e nel chiuso della casa, il carnevale si festeggia all’aperto e in comunità.
I dolci tradizionali dell’evento sono di facile e veloce realizzazione perché alle origini si preparavano in strada, dove il popolo li avrebbe mangiati. La cottura regina del carnevale è quella fritta, e le sue gemme golose sono le frittelle.
La loro nascita sarebbe ricollegabile alle “frictilia”, i dolci fritti nel grasso e guarniti di miele preparati dagli antichi romani in onore di Saturno.
Le frittelle possono avere forme e nomi diversi a seconda del campanile sotto al quale si fanno. Si va dalle pallottole, talora ripiene (castagnole, tortelli o fritole), alla pasta lievitata chiusa ad anello (ciambelle), per finire con la pasta tagliata a nastri (chiacchiere, cenci, bugie, frappe, fiocchi, stracci).
Oggi l’uso di fare le frittelle è rimasto alle massaie più tenaci che identificano in questi dolcetti gli odori e i sapori di un rito sociale.
Ricordo ancora quando con mia nonna Concetta decidevamo di fare i fiocchi. Stabilito l’orario, invitavamo i piccini del vicinato.
Pochi ingredienti e una semplice padella rappresentavano i nostri strumenti di lavoro. I pezzi di pasta intrecciati a fiocco venivano prima fritti dalla mia vispa nonnina e poi spolverati di zucchero da me. Tutti rumoreggiavamo nella trepida attesa dell’assaggio, e ancora oggi quando incontro gli amici d’infanzia rammentiamo quella gioiosa e golosa atmosfera.
Come anticipato, attualmente in famiglia quasi non si frigge più (il cattivo odore disturba…) panetterie e pasticcerie offrono leccornie d’ogni forma, credo però che fare le frittelle sia un atto di festosa condivisione che durante il carnevale non dovrebbe mai mancare.
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