NOTIZIE CATEGORIA D.PANI - DOLCI
Nei matrimoni delle civiltà antiche mediterranee, quale simbolo di prosperità si gettavano addosso alla sposa dei chicchi di frumento. Intorno al cento a.C. i fornai Romani arricchirono questa consuetudine, utilizzando il frumento nuziale per cuocere dolcetti di miele e frutta. Secondo Lucrezio (poeta e filosofo romano), si diffuse la consuetudine del “confarreatio”...
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Già al tempo dei Romani esistevano delle pagnotte che venivano addolcite con l'aggiunta di miele e uva passa, ed il Maritozzo sembrerebbe derivare da questa antica specialità. In origine era più grande dell'attuale, una sorta di pagnotta impastata con farina, uova, miele, burro e sale. Si racconta che per secoli le donne la facevano...
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La Sicilia crocevia del Mediterraneo è la regione che più ha trattenuto e rielaborato i segni dei popoli che ne hanno fatto la storia. Dal punto di vista gastronomico questo vale soprattutto per gli Arabi e gli Spagnoli in considerazione del loro apporto culturale...
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Questo gustoso dolce è una specialità della città di Lodi e appartiene alla famiglia della sbrisolona. Similmente a questa è a base di mandorle, non contiene né lievito né uova e va rotta con le mani piuttosto che tagliata. Il nome deriverebbe infatti da tortijon, cioè il fil di ferro attorcigliato, a conferma della difficoltà che si incontra cercando di tagliare il dolce.
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«Dammi cento baci, mille baci e ancora cento baci, e altri mille baci e ancora cento…», chiedeva il poeta latino Catullo alla sua Clodia, nel I sec. a.C.
Da quei tempi, sotto il cielo degli innamorati, nulla di nuovo. Oggi, come allora, unire le proprie labbra a quelle dell’altro è il primo, soave momento della verità.
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Il nome "zuccotto" che indica un certo tipo di dolce semifreddo ha a che fare con quello della "zucca", ma solo nel senso figurato che quest'ultima voce assume passando a indicare la "testa". Infatti nel sec. XV lo "zucchetto" o "zuccotto" era una sorta di elmo o celata in metallo che copriva il capo (ossia la "zucca", la testa) dei cavalieri...
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Testo di Ivana Tanga, Giornalista e consulente tematiche lettarie di questa rivista.
Il “Xristopsomo” o “pane di Cristo”, antichissimo pane cretese, di origine minoica, fa, ancora oggi, la parte del leone sulle tavole natalizie della Grecia rurale.
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Cosa mangiavano i Savoia? Sicuramente anche pane, influenzato dall’arte bianca francese, ed identificato con forme affusolate come quella del friabilissimo grissino.
Carla Alberto diede il suo nome ad uno pagnott
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Secondo Plinio i piccoli pani del Veneto erano figli della pace, la cui amorevole lavorazione sembrava quasi incredibile agli occhi dello storico. Dalla forma di baffi, tartarughe, cornetti, pugni, erano ottenuti da impasti così duri da essere lavorati con i piedi, come testimoniano anche affreschi
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In Calabria ogni figura ha il suo pane “speciale”: ecco allora quello dei pastori, la focaccia dei pescatori, la sterminata varietà delle pitte (viandante, riggitana, ‘mpigliata ecc.), in una girandola di sapori, colori, forme rustiche, e decorazioni rituali.
In questa regione non c’è pane senz
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