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Storia origini delle diete


“È l’uomo a fare la dieta o è la dieta a fare l’uomo?”

A quanto pare è la dieta a fare l’uomo perché l’umanità nasce quando inventa il suo regime alimentare, ovvero sceglie cosa, quanto, e come mangiare.

La prima formula di uno specifico regime di vita, seguito per cura o per igiene, avendo attenzione a certe regole e alla qualità dei cibi assunti, la suggerì nel 668 a.C. il duecentometrista Charmis di Sparta. Dopo una vittoria alla 28^ olimpiade, l'atleta dichiarò di essersi nutrito durante gli allenamenti unicamente di formaggio, noci e fichi secchi.

Oltre un secolo dopo, nel 532 a.C., Pitagora propose il vitto pitagorico raccomandato per avere il fisico efficiente.

Platone nemico di ogni eccesso diceva che le diete non servivano a prolungare la vita all’infinito ma a essere felici e in possesso del giusto equilibrio psicofisico, che non dipendeva da una dieta ossessiva ma dal risultato di un circolo virtuoso.

“Conosci te stesso” è il motto di Socrate, inteso come capacità di leggere e ascoltare il proprio organismo e di conseguenza stabilire ciò che è bene e ciò che è male per la salute di ciascuno, perchè a fare gli uomini è proprio la misura e la regola. 

Un concetto di dieta più preciso lo introdusse Ippocrate (V sec. a.C.), con l’opera "Sul regime di vita" (diaita in greco), secondo lui si doveva considerare la medicina parte della dietetica perché dare a ciascuno il cibo che serviva a tenere in equilibrio corpo e anima era il primo e indispensabile presupposto di ogni cura, egli cita come esempio estremo di accanimento salutistico il caso di Erodico, che costringeva i suoi pazienti a fare jogging anche con la febbre, li sfiancava con incontri di lotta e li prosciugava con bagni di vapore.

Altrettanto scettico sull’efficacia dell’esercizio fisico era Galeno (II sec. d.C.), che lo voleva coordinato quanto meno con massaggi e cure termali.

Nel I sec. a.C. il concetto di un corretto stile di vita doveva già essere abbastanza diffuso se Cicerone dichiarava in una lettera ad Attico:

“sed ego diaeta curari incipio, chirurgiae taedet"(ora comincio a curarmi con la dieta, di misure chirurgiche ne ho abbastanza).

Dopo la caduta dell'Impero Romano si ritrovano tracce della dieta nell'XI sec., quando dal mondo arabo arrivò in Europa la prima tabella dietologica di pronta consultazione. Il trattato Taqwim al-sihha (Almanacco della Salute) tradotto successivamente in latino “Tacuinum Sanitatis” era un regime medico in forma tabellare che identificava i cibi, le bevande, gli ambienti e le attività (tra cui la respirazione, esercizio e di riposo) necessari per una vita sana.

Poi nel XII sec. i monaci della Scuola Salernitana elaborarono una dottrina, pubblicata come "Regimen Sanitatis Salernitanum", che si basava su alcune regole e norme da seguire quotidianamente.

Tre i consigli principali: mente allegra, giusto riposo e cibo moderato. 

Secondo questa dieta i cibi dovevano essere ben cotti, bere solo acqua provocava disturbi allo stomaco, e le portate d'inizio pasto dovevano prevedere alimenti che mettessero in movimento la digestione, come frutta e verdura. Ai nobili potevano essere destinati cibi raffinati, che risultavano però dannosi e contro natura per il ventre grossolano dei poveri. Infatti, anche gli alimenti erano ripartiti per classi sociali, perché chi si fosse nutrito di cibi non adatti al proprio rango sarebbe incorso in gravi malesseri.

Insomma secondo i saggi di ogni tempo gli appetiti sregolati sono tipici dei bruti e delle bestie. Come Polifemo che non a caso mangia come un maiale e beve fino ad ubriacarsi.

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