Da molti anni ormai stanno riscuotendo un grande successo di mercato i limoncelli e le creme al limone, che ben rappresentano le produzioni tipiche di molte regioni del nostro Sud.
Tale successo non deve tuttavia mettere in ombra il fatto che anche l’arancia e il mandarino costituiscono una materia prima molto pregiata, e largamente utilizzata, nella liquoristica tradizionale italiana.
Gli agrumi color del sole entrano infatti nella ricetta di molti preparati tipici, come le chine, le bevande a bassa gradazione del tipo “americano” e gli amari (amaro Sibilla Varnelli, poncio molisano, amaro del Gargano, amaro siciliano Florio). Non dobbiamo dimenticare inoltre l’ambrosia d'arancia e l’arancino del Gargano, i liquori di agrumi calabresi e il profumatissimo liquore siciliano al mandarino.
La Penisola, soprattutto nelle regioni meridionali, è letteralmente disseminata di queste produzioni. Fra tutti, il liquore più conosciuto del genere è forse l’Aurum, la cui origine antichissima sembra risalire addirittura ai Romani. Oggi l’Aurum si prepara impiegando una particolare varietà di arancia abruzzese, che viene unita a brandy italiano invecchiato 8 anni; dopo il blend, il liquore viene fatto riposare per 12 mesi in botti di rovere, senza aggiunta di coloranti né di conservanti. Il prodotto che ne deriva ha colore dorato, aroma dolce e fragrante e gusto caratteristico e lieve, in cui predomina la nota tipica dell’arancia. Quando fu avviata la produzione industriale, agli inizi del Novecento, il padrino dell’Aurum fu il poeta
D'Annunzio, che lo definì “oro di lieve peso” – in latino levis ponderis aurum, da cui Aurum; per rafforzare i legami storici con la romanità, il liquore venne confezionato in bottiglie particolari, che nella forma arrotondata e nel colore scuro ricordavano alcuni contenitori rinvenuti negli scavi archeologici di Pompei.
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