Contessa di Mirafiori amante di Vittorio Emanuele II

Categoria: b.personaggi

Testo ripreso dal volume "La tavola dei re. 131 ricette della vecchia Europa" di Rinaldo Casana edito Archinto (1999)

 

Rosa Vercellana aveva quindici anni quando, nel 1848, conobbe il principe Vittorio Emanuele (re era ancora Carlo Alberto che avrebbe lasciato il trono l'anno seguente). Successe a un campo d'istruzione, e Rosa, una popolana mora e ben fatta, andò a cercare il principe per porgergli una supplica riguardante il fratello sotto le armi. Poiché la «Bela Rosin», come fu subito battezzata Rosa, non frequentava la corte, dei suoi primi incontri non si sa che quello che raccontò lei stessa. Certo è che si piacquero subito, che lo stesso anno nacque la loro figlia Vittoria, e che non si lasciarono più. Lui era piccolo, brutto e donnaiolo instancabile, lei era bella, semplice e furbissima. Come tutti i gran golosi di donne, Vittorio Emanuele era anche goloso di cibi e Rosa lo capì presto. Quando il re andava a trovarla nel castello di Pollenzo che le aveva regalato, gli preparava, spesso anche personalmente, quei buoni piatti piemontesi che difficilmente gli venivano serviti a corte. Maccheroni, bagnacauda, fonduta erano spesso presenti alla tavola di Vittorio Emanuele, e non mancava la cacciagione procurata da lui stesso che amava partire per lunghe battute di caccia. A differenza di quanto accadde a quasi tutte le altre favorite di quel secolo, quando il re rimase vedovo, Rosa riuscì a farsi sposare, ricevendo anche il titolo di contessa di Mirafiori e Fontanafredda. Non ci furono banchetti quel giorno, né pranzi di nozze come voleva la tradizione: il re era infatti morente a letto e aveva già ricevuto l'olio sacro. Ma il matrimonio fece bene al sovrano che si rimise in piedi e in piena forza. Divenuto re d'Italia, Vittorio Emanuele installò la moglie in una villa sulla Nomentana dove dal Quirinale la raggiungeva tutti i giorni. Lei ormai matronale, e lui un po' tondo, nonostante il molto movimento, la caccia e le mai interrotte abitudini amatorie, i due personaggi erano assai poco «regali» ma amati dal popolo che in loro si riconosceva.
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