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Il celebre tenore napoletano Enrico Caruso amava cantare e anche mangiare.
A tavola con lui c'era spesso una folta schiera di parenti, che lo seguivano sia nelle tournée, sempre più prestigiose in Italia e nel mondo, che nelle mangiate, preparate dai contadini che lavoravano nei quaranta ettari della sua tenuta in Toscana.
A Caruso piaceva parlare e stare con la gente semplice: era insomma un carattere estroverso della migliore tradizione napoletana, che si dimostrava sensibile ai problemi della gente comune.
A tal proposito su di lui si favoleggiano aneddoti significativi.
Si racconta di una sua esibizione fatta per solidarietà e sostegno economico ad un oste fiorentino caduto in disgrazia.
O dell’offerta di salumi, vino e formaggi elargita ad alcuni dimostranti che si erano radunati davanti alla sua villa per chiedere generi alimentari.
Oltre ai grandi successi, Caruso ebbe anche pochissime delusioni, e fu l'amore per la buona cucina che sembra gli lenì i dispiaceri.
Famoso è l’episodio accadutogli nella sua Napoli, dove tornò nel 1901 ad esibirsi ufficialmente dopo una serie di trionfi internazionali.
L’opera prescelta era “L’elisir d’amore”, ma al teatro San Carlo l’apoteosi si trasformò in un dileggio tale, che l’amareggiato tenore face solenne promessa di non cantare più nell’amatissima Napoli, dove sembra ritornò solamente per i pochi amici e gli adorati vermicelli.
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