NOTIZIE pani - dolci
Oltre a qualità alimentari e curative il miele ha sempre avuto anche valori rituali e culturali riconosciuti in quasi tutte le aree del mondo.
Graffiti ritrovati in Spagna ed Africa mostrano esseri umani intenti a raccogliere favi carichi di miele. Sono raffigurazioni che risalgono a trentacinquemila anni fa, e testimoniano come l’uomo sapesse già riconoscere il valore del miele. Questo prodotto naturale, il cui nome sembra derivi dall'ittita “melit” (di composizione, colore, profumo e sapore diversi a seconda dei fiori dai quali proviene il nettare) per millenni ha rappresentato l'unico elemento dolce concentrato disponibile.
I prodotti delle api come il miele, ritenuto simbolo di ricchezza e felicità, la propoli e la pappa reale venivano assunti non solo con finalità alimentari ma anche terapeutiche
Le prime tracce d’arnie costruite dall'uomo risalirebbero al sesto millennio a.C. Una qualche forma d’apicoltura daterebbe a quattromila anni fa, quando gli egiziani cominciarono a spostare lungo il Nilo le arnie per seguire la fioritura delle piante.
Sembra che la definizione "luna di miele" risalga ai babilonesi, che così chiamavano il mese seguente il matrimonio di una coppia, perché per tutto quel periodo il suocero aveva l'obbligo di rifornire il genero del liquido d'oro affinché si ristorasse e fosse stimolato nelle fatiche amorose.
Omero descrive l’attività di raccolta del miele selvatico, identificato presso i Greci come "cibo degli dei" o “rugiada celeste” da offrire nei riti religiosi.
Pitagora lo raccomandava quale alimento di lunga vita, e le credenze popolari gli attribuivano qualità di sviluppare saggezza ed eloquenza se somministrato abbondantemente durante l'infanzia.
I romani importavano grandi quantitativi di miele da Creta, Cipro e Malta, per accompagnare i cibi (salati o dolci).
Nella letteratura greca, romana ed araba "il liquido dorato", mescolato ad erbe e spezie, diventava l'idromele, bevanda considerata anche un potente afrodisiaco.
Nell’Ottavo sec. Carlo Magno regolamentò lo sfruttamento delle api selvatiche nei possedimenti imperiali, mentre nel XIV sec. fu presso le grandi abbazie che vennero perfezionate le tecniche d’allevamento dei piccoli insetti.
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