NOTIZIE orto - frutti


Categoria: orto - frutti

Storia e proprietÓ carruba


Testo a cura di Giuliana Lomazzi
Giornalista specializzata in alimentazione e gastronomia.
Autrice di di varie
pubblicazioni

Attraversando le campagne dell’area mediterranea, non è difficile imbattersi in carrubi isolati o in filari, alberi dal portamento maestoso e dall’ampia chioma sempreverde. Originario della parte orientale del Mare Nostrum, il carrubo (Ceratonia siliqua) è presente fin quasi al limitare del deserto del Sahara e sarebbero stati proprio i suoi frutti – i dolci baccelli dal sapore di cioccolato – a sfamare Giovanni Battista, meritandosi così il nome di pane di San Giovanni. Da lì il carrubo si diffuse successivamente in tutto il Mediterraneo, e i suoi frutti vennero impiegati a scopo terapeutico e alimentare, arrivando perfino a essere trasformati in salse salate nel Rinascimento.
L’impiego preferito è quello dolce: i baccelli maturi vengono infatti mangiati a morsi per il loro gradevole gusto di cioccolato, e sono graditi anche dai cavalli. Occorre fare però attenzione perché all’interno si trovano dei semi durissimi: questi, di misura e peso per lo più identici (1/5 di gr), costituivano un tempo l’unità di misura del titolo dell’oro e venivano chiamati carati, dall’arabo "qirat", che significa appunto seme di carrubo. La polpa macinata dei baccelli dà una farina ricca di fibre e sali minerali, utilizzata come surrogato del cacao per la preparazione di bevande e dessert. Però, a differenza di questo, la carruba è molto più dolce, grazie all'elevato contenuto di glicidi (60% circa). La fitoterapia ricorre alla polpa macinata per la capacità di placare le irritazioni di gola e intestino e di combattere le diarree infantili. Sciolta nell’acqua della vasca, la farina si rivela idratante e rinfrescante.
Leggi ricetta





Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria