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Pernice è il termine comunemente usato per descrivere alcune specie della famiglia “phasianidae”.
Dalla costa del mare fino alle vette più eccelse, le pernici si diffondono in tutte le regioni del continente antico, dimostrando di solito una spiccata preferenza per le località sgombre ed aperte.
Quanto ai modi di vita ed ai costumi, si dimostrano in generale più vivaci e mobili di molti affini: corrono egregiamente, sanno muoversi con una certa perizia anche sulle parti inclinate e volano al solito per brevi tratti.
Il numero delle uova comprese nelle covate è sempre piuttosto alto, ed il loro colore è gialliccio e bruniccio, ricoperto occasionalmente di macchie scure. Dopo essere vissute per qualche tempo isolate, con la crescita dei figli, le famiglie si riuniscono in branchi molto numerosi per trascorrere l'inverno tutti insieme.
L'uomo le guarda con molta simpatia, soprattutto a cagione della bontà delle loro carni.
Secondo la tradizione greco-romana la pernice era un uccello sessualmente iperdotato, sulla cui lussuria circolavano molte leggende.
Secondo queste, il maschio giungeva a romper le uova nel proprio nido in modo che la femmina non dovendo più covare si facesse coprire di nuovo. A sua volta la femmina, se il maschio corteggiava un’altra, interrompeva la cova per offrirsi a lui. Se le femmine erano appollaiate sotto vento rispetto ai maschi, restavano fecondate dall’aria che respiravano.
Tutte le leggende consigliavano di mangiare la carne di pernice bollita, perché avrebbe accresciuto il coito. Ancora alla fine dell’Ottocento il brodo di pernice vecchia, aromatizzato con cannella, era indicato nel trattamento dell’impotenza.
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